Solitudini serene e vuoti ingombranti

Forse sarei più sola senza la mia solitudine: queste parole di Emily Dickinson mi hanno colpito e mi hanno fatto riflettere ieri. E' davvero così, mi chiedo? Per quanto mi riguarda a volte sì. Ma solo quando la solitudine sarebbe preferibile a una compagnia "vuota" o ingombrante. E adesso che ci penso, questi due termini apparentemente antitetici possono a volte incontrarsi e andare a braccetto. Un vuoto può essere ingombrante, così come una compagnia può essere vuota, priva di sostanza, ma allo stesso tempo in grado di occupare fin troppo spazio. Sono state tante le volte in cui mi sono detta: vorrei essere altrove... non ho voglia di stare con queste persone... questa conversazione mi sembra sciocca e inutile... Ci sono occasioni in cui bisogna scendere a compromessi e interagire anche con chi preferiresti evitare, ma con gli anni sono diventata sempre più brava a riuscire a defilarmi e a declinare inviti non graditi.
A volte ho semplicemente bisogno di staccare da tutto e da tutti e rinchiudermi nel mio bozzolo; prendere carta e penna, oppure accendere il pc e mettermi a scrivere, meglio se in compagnia della musica di Ludovico Einaudi o di Philip Glass... e con un buon bicchiere di vino rosso!
In quei momenti la solitudine ha il volto dolce della serenità e ti accarezza con dita sottili intrise di silenzio.
Quando scrivo esisto solo io e la musicalità delle parole. In quei momenti il vuoto non è affatto ingombrante... ha piuttosto il calore di un lungo abbraccio, che scalda senza essere invadente.

Foto di Keegan Houser su Unsplash






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